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Riscoprire la calma

 •  Scritto da Lorenzo Vainigli

Trova la tua pace, un pezzo alla volta

Questo progetto, che ho deciso di chiamare Zen Puzzle, nasce dall’incontro tra più idee che, a un certo punto, hanno trovato una forma comune. Da una parte c’era il desiderio di immaginare un’esperienza capace di rallentare il ritmo abituale con cui usiamo le app, lasciando spazio a qualcosa di più calmo, più contemplativo e meno condizionato da urgenze artificiali. Dall’altra c’era un’intuizione molto semplice, ma per me importante: un puzzle non deve per forza essere un passatempo isolato, legato a una singola immagine e destinato a esaurirsi in pochi minuti. Può diventare invece parte di una raccolta, di una piccola collezione di immagini da conquistare e conservare nel tempo. In fondo Zen Puzzle nasce proprio da questo equilibrio: rilassarsi, costruire qualcosa con calma e dare valore a ciò che si completa.

Da dove è partita l’idea

L’idea di realizzare questa app è nata perché avevo voglia di risolvere qualche puzzle, ma non mi interessava farlo come esperienza legata a una sola immagine e finita lì. Mi piaceva piuttosto il pensiero di poter tornare più volte dentro uno stesso spazio, ritrovando immagini diverse, completandole con calma e vedendo crescere nel tempo una piccola raccolta personale. Da lì ha cominciato a prendere forma un pensiero più preciso: forse quella sensazione che stavo cercando non esisteva esattamente nel modo in cui la immaginavo, e quindi valeva la pena provare a costruirla.

Togliere invece che aggiungere

Molte delle cose che oggi diamo per scontate nelle app e nei giochi (timer, classifiche, ricompense continue, pressioni più o meno esplicite a tornare o a proseguire) non erano davvero necessarie per l’esperienza che volevo costruire. La parte interessante è che, tolte tutte queste “distrazioni”, cambia proprio il modo in cui vivi il gioco, perché non hai fretta, non hai qualcosa che ti spinge ad andare avanti per forza e puoi semplicemente restare lì, davanti all’immagine da ricostruire.

Arrivare all’immagine

Un altro aspetto che mi sembrava importante era evitare il consumo immediato. Siamo abituati a vedere tutto subito, a scorrere, a passare oltre con una velocità quasi automatica. In Zen Puzzle, invece, l’immagine non è visibile immediatamente. È nascosta, e bisogna arrivarci pezzo dopo pezzo. Solo alla fine si rivela del tutto, insieme a una breve descrizione che aggiunge un piccolo contesto. Non si tratta di una spiegazione lunga o enciclopedica, ma di una curiosità, di un dettaglio che accompagna la scoperta e rende quell’immagine meno istantanea, meno “usa e getta”. In quel momento non hai semplicemente visto qualcosa: ci sei arrivato, e questo cambia il rapporto con ciò che hai davanti.

Un tempio giapponese circondato dalla natura

L’atmosfera zen

Anche la scelta delle immagini segue questa idea. Mi sono orientato verso scene ispirate all’estetica giapponese, non tanto per una questione puramente tematica, ma perché lì ho sempre trovato un certo equilibrio tra semplicità, silenzio e attenzione ai dettagli. Templi immersi nel verde, rami in fiore, paesaggi essenziali, scorci che non cercano di imporsi ma che, se osservati con calma, riescono comunque a dire qualcosa. Mi interessava proprio questo: immagini che funzionassero meglio in un contesto lento, senza essere bruciate nel giro di pochi secondi.

Il gusto di collezionare

C’è poi un altro elemento che per me conta molto, e che affonda le sue radici in qualcosa che mi porto dietro fin da quando ero bambino: il piacere di collezionare. In questo caso non si tratta di carte nel senso tradizionale del termine, ma l’idea di fondo è molto vicina a quel mondo. Mi piaceva il pensiero che le persone potessero non solo risolvere un puzzle, ma anche conservarlo dentro una raccolta, vedere crescere nel tempo una piccola collezione di immagini conquistate con calma, una dopo l’altra. Ripensandoci oggi, mi rendo conto che il collezionismo ha una forza particolare, perché riesce a dare valore agli oggetti senza renderli necessariamente complicati. Ed è proprio questo che trovo interessante: qui parliamo di puzzle, cioè di oggetti semplici che però possono diventare memorabili proprio perché entrano a far parte di una collezione personale.

Questa componente si sposa bene con l’altra anima del progetto. Da una parte c’è l’idea del rilassamento, del tempo lasciato all’utente e della libertà di fermarsi quando vuole. Dall’altra c’è quel piacere di vedere una raccolta che cresce, di sentire che ogni puzzle completato non sparisce nel nulla ma resta lì, come una tessera aggiunta a un percorso più ampio.

Un ritmo diverso

Anche il ritmo dell’app è pensato in questa direzione. Non c’è una corsa e non c’è la sensazione di dover progredire a tutti i costi. Completi un puzzle, poi eventualmente passi al successivo, magari leggermente più complesso, ma senza che questa progressione diventi una pressione. Se ti fermi, ti fermi. Se torni dopo, riprendi da dove eri. Mi piace l’idea che il puzzle, in fondo, sia quasi una scusa per creare uno spazio in cui il tempo si muova in modo un po’ diverso rispetto a quello a cui siamo abituati sul telefono.

Restare presenti

Credo che la parte più interessante sia proprio quello che succede mentre giochi. Devi guardare con attenzione, provare, sbagliare, riprovare, e non puoi davvero delegare nulla né accelerare fino in fondo il processo. In questo senso il puzzle ti obbliga a restare presente, e senza quasi accorgertene, rallenti. È una cosa molto semplice, ma anche piuttosto rara nel mondo digitale di oggi, dove quasi tutto è costruito per spingerti a fare il passaggio successivo il prima possibile.

Il senso del progetto

Non so ancora esattamente che dimensione avrà Zen Puzzle nel tempo, ma in realtà non è nemmeno questo il punto che mi interessa di più. Quello che mi piacerebbe costruire è uno spazio diverso da quello a cui siamo abituati, anche nel suo piccolo, e provare a vedere se dentro uno smartphone o un tablet può ancora esistere un’esperienza che non chieda continuamente velocità e reattività.

Se poi qualcuno, usando l’app, riesce davvero a prendersi dieci minuti per sé senza essere trascinato altrove, allora per me questo progetto ha già trovato il suo senso.

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